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Una democrazia sorteggiata?

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Gli anni che vanno dal 2004 ad oggi sono stati di grande fermento per quanto riguarda le sperimentazioni di sistemi alternativi a quello rappresentativo elettivo.

L’intellettuale belga David Van Reybrouck ha proposto nel 2013, con il suo bellissimo pamphlet “Contro le elezioni”, la sperimentazione del sorteggio come sistema di selezione dei membri di una delle due camere del Parlamento[1]. Niente di futuristico, ma quasi un ritorno al passato sul modello ateniese, dove tutti i cittadini con diritto di voto potevano esercitare la democrazia diretta durante l’assemblea (Ecclesia). Van Reybrouck ci mostra come esperimenti politici partecipativi basati sul sorteggio siano stati fatti in Canada, Olanda, Islanda ed Irlanda per la scrittura di leggi importanti, tra cui una nuova Costituzione (Islanda ed Irlanda) e leggi elettorali, producendo sempre risultati pregevoli e inaspettati in termini deliberativi. È quindi empiricamente dimostrato che gruppi di persone sorteggiate e messe in condizioni di discutere e studiare gli argomenti oggetti del confronto, possono arrivare a deliberare soluzioni di livello, cambiando anche opinione nel corso del processo deliberativo.[2] Inoltre, essendo il parlamento un organo rappresentativo dell’intera comunità, il sorteggio sembra l’unico modo per garantire una trasversalità ed una rappresentanza reale e adeguata.

Come giustamente fa notare il filosofo belga:

“Che senso ha avere un Parlamento composto da giuristi qualificati se pochi tra loro conoscono ancora il prezzo del pane?”.

Van Reybrouck, probabilmente, nel 2013 non aveva ancora prestato troppa attenzione al fenomeno italiano del Movimento 5 Stelle, che sarebbe esploso alle elezioni politiche dello stesso anno con un incredibile 25,5% entrando in parlamento con 109 deputati e 54 senatori. Ma come erano stati selezionati i “portavoce” del M5S? Attraverso delle innovative primarie online (chiamate le “parlamentarie”) tenutasi sulla piattaforma proprietaria del blog di Beppe Grillo nel dicembre del 2012, dove si espressero circa 20252 iscritti (su un totale di circa 31612) per 1400 candidati in tutte le circoscrizioni elettorali, un rapporto votanti/candidati di 14,47.[4] Il risultato fu che vennero selezionati ed eletti iscritti al Movimento anche con poche decine di voti.

La stessa cosa avvenne più o meno cinque anni dopo con un elettorato attivo di 40000 votanti certificati e circa 7700 candidati[5], eleggendo stavolta 339 parlamentari su 945, quasi il 36 percento del Parlamento italiano. Molti eletti, soprattutto nella tornata del 2013, furono persone iscritte da poco tempo al Movimento, e nessuno era un politico di professione, anche per le regole stringenti previste dal Non-Statuto pentastellato[6], ma provenivano tutte dalla società civile e dalle professioni ed esperienze più disparate. Non a caso una delle regole d’oro del Movimento, che riprende l’ideale democratico ateniese, è sicuramente il “vincolo dei due mandati”, perché la rotazione delle cariche pubbliche tra i cittadini, secondo i greci, avrebbe diminuito i fenomeni di corruzione della classe politica e ne avrebbe incentivato il ricambio: un concetto più volte espresso in passato dagli stessi fondatori del Movimento, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.[7]

Curiosamente il sistema di primarie del M5S è stato aspramente criticato dalle forze politiche concorrenti per via della scarsa legittimazione popolare, che però è notoriamente assente in tutte le liste elettorali dei partiti tradizionali, dove l’elenco dei candidati viene stilato dalle segreterie secondo dinamiche tutt’altro che democratiche. Ma quante differenze ci sono dalle parlamentarie pentastellate rispetto ad un sorteggio? Secondo me molto poche, eppure gli ultimi due governi italiani espressi da una consistente quota di parlamentari eletti dal M5S sono stati tra i più graditi della seconda repubblica.[8] Certo, moltissimi eletti del M5S provengono da una storia più o meno lunga di attivismo sul territorio e quindi non possiamo ritenerli dei sorteggiati “puri”, ma molti altri sono arrivati in Parlamento con nessuna esperienza politica e con curricula molto scarni. Secondo Lanzone, solo il 41% dei candidati delle parlamentarie del 2012 proveniva dai Meetup locali.[9]

La possibilità di essere eletti con una manciata di voti (il rapporto votanti/candidati era di 14,47 nel 2013 e 5,2 nel 2018) ha avvicinato molto le parlamentarie ad un sorteggio di scala nazionale su un campione eterogeneo di candidati considerando gli indicatori sociodemografici standard come età, genere, istruzione, reddito e anche orientamento politico (nel M5S militano iscritti con ideologie politiche trasversali), contribuendo così all’elezione di uno dei parlamenti più rappresentativi della storia della Repubblica italiana.

(Luca Cerquatelli, Democrazia dello Smartphone, risorsa o pericolo? GoWare editore, 2021)


[1] D. Van Reybrouck, Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico, Feltrinelli, Milano 2015.

[2] Ibidem

[4] Movimento 5 Stelle, Le Buffonarie, cit.

[5] Risultati Parlamentarie 2018, https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/associazionerousseau/documenti/risultati_parlamentarie.pdf

[6] Movimento 5 Stelle, Non Statuto del M5S, 2009 www.politicalpartydb.org/wp-content/uploads/Statutes/Italy/IT_M5S_2009.pdf

[7] Movimento 5 Stelle, https://www.ilblogdellestelle.it/2017/03/la_regola_sui_due_mandati_non_si_tocca_e_non_si_deroga.html

[8] Fanpage, Conte miglior presidente del Consiglio degli ultimi 25 anni: seguono Berlusconi e Prodi, www.fanpage.it/politica/sondaggi-conte-miglior-presidente-del-consiglio-degli-ultimi-25-anni-seguono-berlusconi-e-prodi/

[9] E. Lanzone, Il MoVimento cinque Stelle. Il popolo di Grillo dal web al Parlamento, Epoké, Novi Ligure 2015.

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