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Codice Voynich: i risultati del tentativo di decifrazione con l’AI di frontiera

Un’indagine esplorativa su una pagina del manoscritto, condotta con l’AI di frontiera Astra 6.0, trascrizioni pubbliche e fonti digitalizzate. Il risultato è un insieme di verifiche documentabili; una traduzione attendibile resta da ottenere.

Voynich con l’aiuto di un’AI di frontiera. Per questo esperimento sono state combinate l’analisi delle immagini, la consultazione delle fonti e l’esecuzione di confronti sul testo trascritto. Il lavoro ha prodotto conteggi ripetibili, verifiche bibliografiche e l’identificazione di un’immagine che sembrava offrire un collegamento promettente. Non ha prodotto una decifrazione.

Esplicitare questo esito è necessario per valutare il significato dell’esperimento. Una frase convincente, coerente con il disegno di una pianta, può essere costruita senza aver riconosciuto il sistema di scrittura. Per parlare di decifrazione servirebbero regole esplicite, applicabili con coerenza a una porzione significativa del manoscritto e capaci di fornire letture controllabili anche su pagine non utilizzate per elaborarle.

Il Voynich è conservato alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library di Yale con la segnatura MS 408. La biblioteca continua a presentarlo come un testo non decifrato; un approfondimento di Yale del febbraio 2025 descriveva ancora come aperto il problema della sua interpretazione. Questa condizione rende particolarmente importante distinguere ogni nuova proposta dalle prove che la sostengono. Beinecke Library; Yale News, 21 febbraio 2025.

La pagina scelta è il foglio f2v, corrispondente alla sesta pagina del PDF esaminato. Contiene otto righe di scrittura, distribuite in due paragrafi intorno a un’illustrazione vegetale. La grande foglia verde, arrotondata e incisa, il fiore e la base allungata suggeriscono un confronto con una pianta acquatica. La ninfea è stata quindi assunta come ipotesi di lavoro. L’identificazione botanica, tuttavia, rimane incerta: non può diventare la premessa indiscussa da cui ricavare il significato delle parole.

Figura 1. Manoscritto Voynich, MS 408, f2v. La possibile identificazione con una ninfea è un’ipotesi botanica, non una lettura del testo. Fonte: Yale University Library, Beinecke Library, riproduzione digitale.

Prima dei conteggi è stato fissato un protocollo locale: confrontare le trascrizioni, conservare le ambiguità, cercare le forme nel resto del manoscritto e sottoporre a prova un’ipotesi limitata di corrispondenza con un testo noto. Si tratta di un’analisi esplorativa, senza revisione scientifica indipendente. La presenza di un protocollo aiuta a ricostruire le scelte compiute, ma non equivale a una preregistrazione pubblica.

Per rappresentare la scrittura sono state impiegate due trascrizioni pubbliche, IT2a e ZL3b, in notazione EVA. Questo sistema consente di riportare i segni con caratteri utilizzabili al computer: sequenze come kooiin o daiin sono etichette convenzionali. Non indicano una pronuncia conosciuta e non sono parole già tradotte. Inoltre, una lettera EVA non corrisponde necessariamente a un’unità linguistica elementare. Documentazione delle trascrizioni e di EVA.

Il confronto mostra quanto sia delicato persino stabilire le unità da contare. IT2a divide f2v in 61 gruppi, con 47 forme distinte. In ZL3b sono segnalati sette spazi incerti: unendoli si ottengono 54 gruppi, separandoli tutti se ne ottengono 61. Chiamarli “parole” sarebbe già un’interpretazione. Le due trascrizioni, inoltre, descrivono lo stesso documento e non costituiscono due testimonianze storiche indipendenti. IT2a; ZL3b.

La distribuzione delle forme offre un primo controllo sull’idea che alcune sequenze possano essere nomi di piante. Nella trascrizione IT2a, escludendo f2v dal corpus di confronto, si osservano questi valori:

Forma EVAOccorrenze in f2vOccorrenze nel resto del manoscritto
kooiin11
chor5214
chol5391
daiin5858

Le ultime tre forme ricorrono anche fuori dalla sezione botanica. Questa diffusione indebolisce l’ipotesi che siano usate esclusivamente come nome della pianta illustrata. Non permette però di attribuire loro significati alternativi: una frequenza elevata, da sola, non identifica un articolo, un verbo o un ingrediente.

Il caso di kooiin è più circoscritto. La forma apre sia f2v sia f29v, un riscontro presente in entrambe le trascrizioni. Il secondo foglio presenta una pianta dall’aspetto diverso, con foglie allungate e dentate e piccoli fiori blu. La coincidenza merita attenzione, ma non conferma l’equivalenza kooiin = ninfea. Potrebbe riflettere un altro elemento condiviso fra i due testi, il cui significato rimane sconosciuto.

Figura 2. Manoscritto Voynich, MS 408, f29v. Il testo si apre con la stessa forma traslitterata kooiin presente in f2v. La differenza fra le illustrazioni impone cautela nell’interpretarla come nome botanico. Fonte: Yale University Library, Beinecke Library, riproduzione digitale.

Per tentare un confronto con un testo leggibile è stato scelto un riferimento preciso: i paragrafi 75–76 del libro XXV della Naturalis historia di Plinio, dedicati alla nymphaea. La ricerca è stata poi estesa all’intero libro XXV della medesima edizione digitale. La scelta deriva dall’ipotesi botanica e non implica che Plinio sia stato identificato come fonte del Voynich. Testo latino di Plinio.

La prova verificava una condizione molto restrittiva: che ogni parola latina fosse sostituita sempre dalla stessa forma Voynich e che parole diverse avessero sostituti diversi, mantenendo ordine e confini. In un sistema del genere, il profilo delle ripetizioni deve conservarsi. Una sequenza con la seconda parola ripetuta in quarta posizione deve mantenere quella ripetizione anche dopo la sostituzione.

Sono state esaminate 129 rappresentazioni della pagina: la versione IT2a e le 128 combinazioni dei sette spazi incerti di ZL3b. Il confronto ha cercato brani consecutivi della lunghezza appropriata, da 54 a 61 gruppi, includendo anche l’inversione completa della sequenza e una normalizzazione delle grafie latine u/v e i/j. Nel passo sulle ninfee, composto da 85 parole nell’estrazione utilizzata, e nell’intero libro XXV, composto da 9.117 parole, non è emersa alcuna corrispondenza. Un controllo positivo, ottenuto sostituendo in modo stabile le parole di un brano latino noto, è stato invece ritrovato correttamente dal procedimento.

L’esito riguarda soltanto l’ipotesi appena descritta. Non esclude che il Voynich contenga latino, che dipenda da altri testi o che impieghi abbreviazioni, parafrasi, segmentazioni differenti o un sistema di codifica più complesso. Anche un controllo più ristretto sul nome iniziale, confrontato con i nomi della pianta riportati da Plinio, non ha trovato compatibilità nei modelli di sostituzione provati. Nessuno di questi risultati autorizza a dichiarare esaurita la ricerca.

Un altro controllo chiarisce perché occorra prudenza davanti alle letture brevi. La sequenza EVA dor chol chor chol segue lo schema A–B–C–B. Nel libro XXV di Plinio sono presenti 25 sequenze di quattro parole con lo stesso schema, fra cui melle vel rosaceo vel e inlita sive suco sive. Sono corrispondenze formali ottenibili assegnando significati locali arbitrari. Per scegliere una lettura occorrerebbe una regola che continui a funzionare nel resto della pagina, senza adattamenti introdotti dopo ogni difficoltà.

Durante l’indagine è stata valutata anche una pista contemporanea. Un articolo di ilLibraio, pubblicato l’11 giugno 2024, presentava come decifrato il manoscritto sulla base della proposta di Eleonora Matarrese, collegandolo a un’area linguistica tedesca e alla Carnia. Il confronto con il comunicato del Museo Gortani del 4 giugno mostra che l’articolo riprendeva l’annuncio di una presentazione pubblica. I due testi documentano la proposta e la sua divulgazione, ma non espongono una verifica indipendente della soluzione. Articolo di ilLibraio; comunicato del Museo Gortani.

Nelle fonti pubbliche esaminate non è stata trovata una chiave completa applicabile a f2v e verificabile passo per passo. Questa valutazione ha un limite preciso: i volumi dell’autrice non sono stati esaminati integralmente. Non costituisce quindi una confutazione della sua intera ricerca. Il riferimento al Gart der Gesundheit e alle annotazioni dell’esemplare di Tolmezzo offre comunque un confronto documentario pertinente. Presentazione della ricerca sul sito dell’autrice.

Seguendo questa indicazione è stata individuata la voce Nenufar in una copia del Gart der Gesundheit del 1485 conservata alla Bayerische Staatsbibliothek. Il capitolo fornisce un riferimento storico leggibile per l’ipotesi della ninfea. È stata verificata la pagina, ma non è stato completato un confronto linguistico integrale con il suo testo; l’OCR disponibile presentava errori. Questo esemplare, inoltre, va distinto da quello del 1486 citato per il Museo Gortani. *Gart der Gesundheit*, f. 223r, capitolo 279.

Il risultato documentario più concreto è arrivato da un’immagine segnalata nel corso della ricerca. Mostrava due facciate di un erbario antico con annotazioni manoscritte: alcuni anelli, aste e segni simili a un “9” potevano ricordare caratteri Voynich. La pagina di provenienza, su NATURALMENTE Scienza, trattava però più erbari distinti. Risalire alla riproduzione originale ha permesso di correggere l’attribuzione iniziale. Pagina di provenienza dell’immagine.

Figura 3. Recto e verso della carta 16 dell’Herbarius, Magonza, Peter Schöffer, 1484, capitolo XII, “Arthimesia”. L’immagine segnalata corrisponde all’esemplare della Bayerische Staatsbibliothek, segnatura 4 Inc.c.a. 364 m. Fonti di riscontro: carta 16r e carta 16v.

Il volume è l’Herbarius stampato a Magonza da Peter Schöffer nel 1484, conservato a Monaco. L’identificazione si basa sulla corrispondenza dell’illustrazione, della coloritura, dell’impaginazione e delle annotazioni, comprese le loro posizioni. L’immagine riguarda dunque un libro diverso dal Gart di Tolmezzo richiamato nella proposta di Matarrese. Il 1484 data la stampa; non stabilisce quando siano state aggiunte le note manoscritte.

Una delle annotazioni ammette la lettura di lavoro normalizzata contra sterilitatem, “contro la sterilità”. Il segno iniziale è compatibile con un’abbreviazione latina di contra, mentre il passo stampato vicino contiene la medesima espressione. Il contesto sostiene quindi l’interpretazione. La famiglia di abbreviazioni è documentata anche nel repertorio di Cappelli consultabile presso l’Università di Zurigo. L’espansione proposta resta da sottoporre a un controllo paleografico indipendente e non viene presentata come trascrizione diplomatica definitiva. Cappelli online, p. 406, voci 1680 e 1683.

Figura 4. Ritaglio della nota sulla carta 16v, tratto dalla scansione della Bayerische Staatsbibliothek. La lettura “contra sterilitatem” è sostenuta dal contesto stampato, ma rimane una proposta normalizzata. Il dettaglio non è stato ricostruito con strumenti generativi.

Questo caso mostra perché la somiglianza grafica richieda un controllo storico e testuale. Una nota in latino abbreviato può contenere forme che ricordano singoli segni Voynich senza condividere con essi il valore linguistico. Il reperto è utile come campione comparativo; non dimostra un alfabeto comune, una stessa mano o una provenienza geografica condivisa. E, riguardando un altro esemplare, non risolve la questione delle glosse conservate a Tolmezzo.

Il contributo dell’AI, in questa esperienza, è stato soprattutto operativo: affiancare l’ispezione delle immagini, rintracciare fonti, confrontare trascrizioni e predisporre calcoli controllabili. La capacità di formulare interpretazioni non ha eliminato la necessità di verificarle. Il confronto con Plinio, in particolare, ha reso esplicite le condizioni nelle quali una somiglianza avrebbe avuto valore e ha permesso di registrare un risultato negativo senza trasformarlo in un’esclusione generale.

Il limite principale dell’indagine rimane la sua estensione. È stata studiata una sola pagina come obiettivo di lettura; i confronti esterni hanno coperto un testo latino e pochi documenti botanici. Non è stato svolto un censimento sistematico delle abbreviazioni medievali, né una verifica completa della proposta tedesca. L’esperimento non misura quindi le capacità complessive dell’AI e non stabilisce se il Voynich sia decifrabile.

La conclusione sostenuta dai dati è più circoscritta: non disponiamo di una traduzione verificata di f2v. Disponiamo di una descrizione delle ambiguità, di conteggi riproducibili, dell’esito di alcune prove esplicite e di un’attribuzione bibliografica corretta per l’immagine annotata. Un seguito utile richiederebbe regole di lettura fissate prima dell’applicazione a nuovi passi, immagini delle glosse effettivamente invocate e un confronto con competenze paleografiche e linguistiche specialistiche. La prova decisiva sarebbe ottenere, con quelle stesse regole, risultati controllabili oltre il brano che le ha suggerite.

Nota metodologica. Ricerca svolta il 14–15 ottobre 2026 con l’assistenza di Codex. Fonti acquisite, trascrizioni, protocollo, procedure di conteggio e risultati sono stati conservati nel dossier di lavoro. Il testo descrive un esperimento esplorativo e non una ricerca sottoposta a revisione paritaria. Le immagini riproducono documenti storici; le scansioni BSB utilizzate sono contrassegnate dalla biblioteca con Public Domain Mark 1.0. Crediti delle immagini Voynich: Yale University Library, Beinecke Rare Book and Manuscript Library.