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	<title>Aaron Swartz &#8211; Figli di Aaron</title>
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	<description>Per un accesso digitale alla cultura</description>
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	<title>Aaron Swartz &#8211; Figli di Aaron</title>
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		<title>Guerrilla Open Access Manifesto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Dec 2020 17:35:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Aaron Swartz]]></category>
		<category><![CDATA[Open Data]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Luglio del 2008, nel corso di un suo viaggio in Italia, Aron Swartz (1986-2013) scrisse un breve saggio intitolato &#8220;Guerrilla Open Access Manifesto&#8221; in cui esponeva le sue idee a proposito del diritto delle persone di accedere liberamente al sapere scientifico. In questi giorni il suicidio di&#160;Aaron Swartz, attivista del movimento Open Access, ha&#8230;&#160;<a href="https://figlidiaaron.com/blog/2020/12/24/guerrilla-open-access-manifesto/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Guerrilla Open Access Manifesto</span></a>]]></description>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="840" height="340" src="https://figlidiaaron.com/wp-content/uploads/2020/12/aaron-open-access.jpg" alt="" class="wp-image-182" srcset="https://figlidiaaron.com/wp-content/uploads/2020/12/aaron-open-access.jpg 840w, https://figlidiaaron.com/wp-content/uploads/2020/12/aaron-open-access-300x121.jpg 300w, https://figlidiaaron.com/wp-content/uploads/2020/12/aaron-open-access-768x311.jpg 768w" sizes="(max-width: 840px) 100vw, 840px" /></figure>



<p>Nel Luglio del 2008, nel corso di un suo viaggio in Italia, <strong>Aron Swartz</strong> (1986-2013) scrisse un breve saggio intitolato &#8220;Guerrilla Open Access Manifesto&#8221; in  cui  esponeva le sue idee a proposito  del  diritto delle persone di accedere liberamente al sapere scientifico.</p>



<p>In questi giorni il suicidio di&nbsp;Aaron Swartz, attivista del movimento Open Access, ha riacceso il dibattito sui meccanismi di produzione e distribuzione del sapere scientifico.</p>



<p>Riproponiamo qui il suo&nbsp;Guerrilla Open Access Manifesto, tradotto collettivamente in italiano da un gruppo di attivisti e pubblicato inizialmente sul blog&nbsp;<a href="http://aubreymcfato.com/2013/01/14/guerrilla-open-access-manifesto-aaron-swartz/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Aubreymcfato</a>.</p>



<p>Crediamo che sia un indicatore importante di quello che c&#8217;è da cambiare, e può essere cambiato, nella cultura contemporanea.</p>



<p>Bertram Niessen</p>



<p>L’informazione è potere. Ma come con ogni tipo di potere, ci sono quelli che se ne vogliono impadronire. L’intero patrimonio scientifico e culturale, pubblicato nel corso dei secoli in libri e riviste, è sempre più digitalizzato e tenuto sotto chiave da una manciata di società private. Vuoi leggere le riviste che ospitano i più famosi risultati scientifici? Dovrai pagare enormi somme ad editori come Reed Elsevier.</p>



<p>C’è chi lotta per cambiare tutto questo. Il movimento Open Access ha combattuto valorosamente perché gli scienziati non cedano i loro diritti d’autore e che invece il loro lavoro sia pubblicato su Internet, a condizioni che consentano l’accesso a tutti. Ma anche nella migliore delle ipotesi, il loro lavoro varrà solo per le cose pubblicate in futuro. Tutto ciò che è stato pubblicato fino ad oggi sarà perduto.</p>



<p>Questo è un prezzo troppo alto da pagare. Forzare i ricercatori a pagare per leggere il lavoro dei loro colleghi? Scansionare intere biblioteche, ma consentire solo alla gente che lavora per Google di leggerne i libri? Fornire articoli scientifici alle università d’élite del Primo Mondo, ma non ai bambini del Sud del Mondo? Tutto ciò è oltraggioso ed inaccettabile.</p>



<p>“Sono d’accordo,” dicono in molti, “ma cosa possiamo fare? Le società detengono i diritti d’autore, guadagnano enormi somme di denaro facendo pagare l’accesso, ed è tutto perfettamente legale — non c’è niente che possiamo fare per fermarli”. Ma qualcosa che possiamo fare c’è, qualcosa che è già stato fatto: possiamo contrattaccare.</p>



<p>Tutti voi, che avete accesso a queste risorse, studenti, bibliotecari o scienziati, avete ricevuto un privilegio: potete nutrirvi al banchetto della conoscenza mentre il resto del mondo rimane chiuso fuori. Ma non dovete — anzi, moralmente, non potete — conservare questo privilegio solo per voi, avete il dovere di condividerlo con il mondo. Avete il dovere di scambiare le password con i colleghi e scaricare gli articoli per gli amici.</p>



<p>Tutti voi che siete stati chiusi fuori non starete a guardare, nel frattempo. Vi intrufulerete attraverso i buchi, scavalcherete le recinzioni, e libererete le informazioni che gli editori hanno chiuso e le condividerete con i vostri amici.</p>



<p>Ma tutte queste azioni sono condotte nella clandestinità oscura e nascosta. Sono chiamate “furto” o “pirateria”, come se condividere conoscenza fosse l’equivalente morale di saccheggiare una nave ed assassinarne l’equipaggio, ma condividere non è immorale — è un imperativo morale. Solo chi fosse accecato dall’avidità rifiuterebbe di concedere una copia ad un amico.</p>



<p>E le grandi multinazionali, ovviamente, sono accecate dall’avidità. Le stesse leggi a cui sono sottoposte richiedono che siano accecate dall’avidità — se così non fosse i loro azionisti si rivolterebbero. E i politici, corrotti dalle grandi aziende, le supportano approvando leggi che danno loro il potere esclusivo di decidere chi può fare copie.</p>



<p>Non c’è giustizia nel rispettare leggi ingiuste. È tempo di uscire allo scoperto e, nella grande tradizione della disobbedienza civile, dichiarare la nostra opposizione a questo furto privato della cultura pubblica.</p>



<p>Dobbiamo acquisire le informazioni, ovunque siano archiviate, farne copie e condividerle con il mondo. Dobbiamo prendere ciò che è fuori dal diritto d’autore e caricarlo su&nbsp;<a href="http://www.archive.org/">Internet Archive</a>. Dobbiamo acquistare banche dati segrete e metterle sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle sulle reti di condivisione. Dobbiamo lottare per la Guerrilla Open Access.</p>



<p>Se in tutto il mondo saremo in numero sufficiente, non solo manderemo un forte messaggio contro la privatizzazione della conoscenza, ma la renderemo un ricordo del passato.</p>



<p>Vuoi essere dei nostri?</p>



<p><br>Aaron Swartz<br>Luglio 2008, Eremo, Italia</p>
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		<title>Chi era Aaron Swartz</title>
		<link>https://figlidiaaron.com/blog/2020/12/21/chi-era-aaron-swartz/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Cerquatelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Dec 2020 16:14:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Aaron Swartz]]></category>
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					<description><![CDATA[Aaron Swartz (Chicago, 8 novembre 1986 – New York, 11 gennaio 2013) è stato un programmatore, scrittore e attivista statunitense. Coautore della prima specifica dell&#8217;RSS e delle licenze Creative Commons, ha finanziato Reddit e il gruppo di attivismo online Demand Progress; faceva anche parte dell&#8217;Ethics Center Lab dell&#8217;Università di Harvard, ed è stato il creatore&#8230;&#160;<a href="https://figlidiaaron.com/blog/2020/12/21/chi-era-aaron-swartz/" rel="bookmark">Leggi tutto &#187;<span class="screen-reader-text">Chi era Aaron Swartz</span></a>]]></description>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img decoding="async" width="512" height="288" src="https://figlidiaaron.com/wp-content/uploads/2020/12/aaron.jpg" alt="" class="wp-image-86" srcset="https://figlidiaaron.com/wp-content/uploads/2020/12/aaron.jpg 512w, https://figlidiaaron.com/wp-content/uploads/2020/12/aaron-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p>Aaron Swartz (Chicago, 8 novembre 1986 – New York, 11 gennaio 2013) è stato un programmatore, scrittore e attivista statunitense.</p>



<p>Coautore della prima specifica dell&#8217;RSS e delle licenze Creative Commons, ha finanziato Reddit e il gruppo di attivismo online Demand Progress; faceva anche parte dell&#8217;Ethics Center Lab dell&#8217;Università di Harvard, ed è stato il creatore del &#8220;Guerrilla Open Access Manifesto&#8221;.</p>



<p>Aaron è stato anche tra i fondatori di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Open_Library">Open Library</a>, una <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_digitale">biblioteca digitale</a> open source nata con lo scopo di raccogliere schede per ogni libro mai pubblicato e di catalogarle in un unico database. Il progetto nasce nel 2007 e include alcuni milioni di schede catalografiche e libri digitalizzati nel pubblico dominio interamente accessibili e scaricabili.</p>



<p>Aaron è stato un bambino prodigio, a 13 anni vinse un premio dedicato ai creatori di siti web; a 14 anni iniziò a collaborare con esperti di network diventando coautore della specifica RSS 1.0; ancora giovanissimo, partecipò alla progettazione del codice sorgente delle licenze Creative Commons e alla loro diffusione.</p>



<p>Più in là nel tempo fu tra i principali protagonisti di iniziative volte ad esercitare pressioni sul Congresso degli Stati Uniti per la tutela della libertà d’espressione online e su temi analoghi.</p>



<p>La sua idea era che l’esistenza di enormi banche dati in possesso di compagnie che si facevano pagare per l’accesso a determinati documenti, fosse ingiusta. Questo atteggiamento, ad esempio, penalizzava nello studio chi non poteva permettersi di accedere (pagando anche cifre notevoli) a determinate pubblicazioni scientifiche acquisite dai gestori di quegli archivi.</p>



<p>Il 6 gennaio 2011, fu arrestato (e subito rilasciato su cauzione) per aver scaricato e messo a disposizione di tutti, buona parte del database (4,8 milioni) di articoli accademici JSTOR tramite la rete open access dell’MIT.</p>



<p>Partì subito un’indagine da parte dell’FBI sulla base delle accuse di JSTOR, motivate dal fatto che, in quel momento, l’accesso a quegli articoli era a pagamento.</p>



<p>Solo in seguito (e grazie ad Aaron), per successiva decisione di JSTOR, gli stessi documenti divennero di pubblico dominio. Fatto è, che la giustizia degli Stati Uniti decise che il caso di Aaron Swartz dovesse essere d’esempio per tutte le azioni future di hackeraggio, così operò una vera e propria persecuzione legale nei suoi confronti mettendolo sotto inchiesta (Aaron rischiava fino a 35 anni di carcere) e causandogli una pressione psicologica a cui non resse.</p>



<p>Il 19 luglio 2011 è stato arrestato per aver scaricato 4,8 milioni di articoli scientifici dal database accademico JSTOR; liberato dietro cauzione, si è tolto la vita l&#8217;11 gennaio 2013 impiccandosi nel suo appartamento di Brooklyn.</p>



<p>Dopo la sua morte la famiglia ha aperto un sito in sua memoria rilasciando la seguente dichiarazione: «Ha usato le sue prodigiose abilità di programmatore e tecnologo non per arricchire se stesso, ma per rendere internet e il mondo un posto più giusto e migliore».</p>



<p>Nel 2014, è uscito il film-documentario “The Internet’s Own Boy: The Story of Aaron Swartz” del regista Brian Kneppenberger dove viene raccontata la sua vita. </p>



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